III domenica di quaresima

 
 

Ogni vita è un tempio, casa di Dio

Un gesto inatteso, qua­si imprevedibile: Ge­sù che prepara una frusta, la brandisce e attra­versa l’atrio del tempio co­me un torrente impetuoso, che travolge uomini, anima­li, tavoli e monete. La cosa che più mi colpisce e com­muove in Gesù è vedere che in lui c’erano insieme la te­nerezza, la dolcezza di una donna innamorata e la de­terminazione, la forza, il co­raggio di un eroe sul campo di battaglia (C. Biscontin).
All’avvicinarsi della Pasqua, questo gesto, e le parole che lo interpretano, risuonano carichi di profezia: Non fate della casa del Padre mio un mercato!
Del tempio di Ge­rusalemme, di ogni chiesa, ma soprattutto del cuore.
A ogni credente Gesù ripete il suo monito: non fare mer­cato della fede.
Non adotta­re con Dio la legge scadente della compravendita di fa­vori, dove tu dai qualcosa a Dio (una Messa, un’offerta, una candela…) perché lui dia qualcosa a te. Se facciamo così, se crediamo di coin­volgere Dio in questo giuo­co mercantile, siamo solo dei cambiamonete, e Gesù rovescia il nostro tavolo: Dio non si compra ed è di tutti. Non si compra neanche a prezzo della moneta più pu­ra. Noi siamo salvi perché ri­ceviamo.
Casa di Dio è l’uomo: non fa­re mercato della vita!
Non immiserirla alle leggi dell’e­conomia e del denaro. Non vendere dignità e libertà in cambio di cose, non sacrifi­care la tua famiglia sull’alta­re di mammona, non spre­care il cuore riducendo i suoi sogni a oro e argento. La tri­ste evidenza che oggi deter­mina il bene e il male, la nuova etica sostiene: più de­naro è bene, meno denaro è male.
Sotto questa mannaia stolta passano le scelte, po­litiche o individuali. Ma «l’esistenza non è questione di affari. È solo danza, che na­sce dal traboccare dell’ener­gia» (Osho).
Non fare mercato del cuore!
Non sottometterlo alla leg­ge del più ricco, né ad altre leggi: quella del più forte, o del più astuto, o del più vio­lento. Leggi sbagliate che stanno dentro la vita come le pecore e i buoi dentro il tempio di Gerusalemme: la sporcano, la profanano. Fuori devono stare, fuori dalla casa di Dio, che è l’uo­mo. Profanare l’uomo è il peggior sacrilegio che si pos­sa commettere, soprattutto se debole, se bambino, il suo tempio più santo.
I Giudei presero la parola: Quale segno ci mostri per fa­re queste cose?
Gesù rispon­de portando gli uditori su di un altro piano: Distruggete questo tempio e in tre giorni lo riedificherò.
Non per una sfida a colpi di miracolo, ma perché tutt’altro è il tempio di Dio: è lui crocifisso e ri­sorto, e in lui ogni fratello. Casa di Dio è la vita, tempio fragile, bellissimo e infinito. E se una vita vale poco, nien­te comunque vale quanto u­na vita. Perché Lui sulla mia pietra di morte ha posato la sua luce di vita e di resurrezione.

padre Giuseppe Bonardi

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